Giulia

La berlina disegnata dal vento.

Storia

La Giulia rappresenta la più famosa e redditizia berlina Alfa Romeo, nonché la più ricercata sul mercato delle vetture d'epoca.

La vettura deve raccogliere l'eredità della Giulietta, traghettando L'alfa in un nuovo decennio di successi.
La progettazione, svolta dall'Ufficio Stile Alfa Romeo (l'attuale Centro Stile Alfa Romeo), guidato da Giuseppe Scarnati e Ivo Colucci e sotto la direzione dell'ing. Orazio Satta Puliga, è molto laboriosa, in particolar modo per quanto riguarda l’aerodinamica. Coda tronca, muso spiovente e parabrezza avvolgente le consentono di ottenere un Cx di appena 0,34 (lo stesso di una Porche 911 dell’epoca), tanto da farle valere l’appellativo di disegnata dal vento.
Tra l’altro fu la prima vettura ad essere “provata” nella galleria del vento del Politecnico di Torino.
Le novità però non si fermano soltanto alla linea: la Giulia è la prima vettura italiana espressamente progettata tenendo conto della protezione passiva dei passeggeri. La scocca a robustezza differenziata consente di assorbire in maniera progressiva gli urti. E’ anche la prima vettura nata con la predisposizione per le cinture di sicurezza.

Dal punto di vista meccanico, la Giulia riprende quanto di buono aveva da offrire la Giulietta: trazione posteriore, sospensioni anteriori a quadrilatero e posteriori a ponte rigido.

Il lancio della vettura doveva coincidere con l’inaugurazione del nuovissimo stabilimento di Arese, ma a causa dei continui ritardi nei lavori, la produzione nel primo anno si divise fra il nuovo stabilimento, dove venivano realizzate le scocche, e lo stabilimento del Portello, nel quale sulle scocche si assemblava la meccanica. Il tutto era facilitato dal fatto che i due stabilimento distavano solo 15 km ed erano collegati da una linea ferroviaria.

La presentazione ufficiale avviene il 27 giugno 1962, presso l’Autodromo di Monza, dove fa bella mostra di sé la Giulia TI.

La linea è frutto, come già detto, da un attentissimo studio dell’aerodinamica.
Il frontale è composto da una griglia longitudinale di listelli d’acciaio che ingloba 4 fari rotondi, con quelli esterni (anabbaglianti) più grandi di quelli interni (abbaglianti), e al centro la classica calandra a scudetto Alfa.
Il cofano più spiovente dei parafanghi laterali, il parabrezza arrotondato ai bordi e inclinato al centro, con le spazzole tergicristalli incrociate, il tetto piatto con un accenno di spoiler nella parte terminale e le ruote posteriori parzialmente carenate sono tra gli elementi che più caratterizzano la linea della Giulia.
L’elemento della carrozzeria che più fa discutere è il posteriore, non tanto per la coda tronca, quanto per la curiosa scanalatura al centro del bagagliaio; particolare che, nonostante tutto, rimarrà invariato fino al 1974.

Il motore, un 4 cilindri di 1.570 cc derivato da quello della Giulietta, è un concentrato di tecnologia, e resterà un punto di riferimento nella categoria per decenni.
Realizzato interamente in lega leggera, era dotato di valvole raffreddate al sodio, che funzionano ad una temperatura inferiore epiù costante rispetto alle comuni valvole, anche con gli alti regimi di rotazione del motore Alfa. Altro particolare sono le camere di scoppio emisferiche, che consentono una propagazione della fiamma più efficace, permettendo di raggiungere la massima coppia già a regimi di rotazione bassi. Infine, il sistema di raffreddamento particolarmente efficace, con le canne dei cilindri a diretto contatto col liquido refrigerante, migliorando la costanza di rendimento e l'affidabilità del motore.
Alimentato da un carburatore doppio corpo, che eroga 92 cv, consente prestazioni eccezionali, con una velocità massima di 177 km/h (anche se la casa dichiarava una velocità max di 165 km/h) e uno 0-100 km/h in 13,7", facendo subito intendere le sue velleità sportive.

Il reparto sospensioni, così come i motori, rappresenta da sempre un'elemento caratteristico delle vetture Alfa.
Lo schema riprende sostanzialmente quello della Giulietta, ma con sostanziali novità. All'anteriore troviamo sospensioni a quadrilatero, ma con una nuova biella obliqua e una fondamentale novità: molle e ammortizzatori non sono più coassiali, ma gli ammortizzatori vengono spostati all'esterno per garantire maggior stabilità in curva. Al posteriore, viene adottato il ponte rigido, con bracci di spinta realizzati in lamiera scatolata e fissati sotto la scocca, in modo da abbassare la coda e renderla più aerodinamica.
I freni rappresentano l'unica nota dolente. Sono infatti adottati 4 freni a tamburo invece dei dischi, che meglio si sarebbero adattati alla sportività della vettura.

Le critiche però non mancano, soprattutto per quanto riguarda gli interni. Sopra a tutto la scelta di adottare un cambio con comandi al volante, che risulta scomodo nell’attuazione. La scelta deriva dalla volontà di omologare i sedili anteriori (che di fatto erano una panca unica come quelli posteriori) per 3 persone, togliendo in questo modo l’ingombro del cambio dal pavimento della vettura; scelta che però male si accosta all’immagine sportiva che si vuole dare.
Sportività che non si trova neanche nella plancia che, con un design discutibile e plastiche di mediocre qualità, non è all’altezza della vettura, soprattutto in rapporto alla differenza di prezzo rispetto alle concorrenti.

L’Alfa Romeo fa sue le critiche ricevute e si mette subito al lavoro per migliorarla, soprattutto per quanto riguarda gli interni e i freni.

Nel 1963 viene presentata, sempre a Monza, la TI Super, destinata alle corse e soprannominata Quadrifoglio.
Si distingue a colpo d’occhio dalla sorella minore dalle due griglie d’aerazione che sostituiscono i fari abbaglianti, che servono a dare aria al nuovo motore.
La vettura monta infatti una versione aggiornata del 1.6 che, grazie all’adozione di due carburatori doppio corpo, vede salire la potenza a 113 cv, che, unito alla riduzione di peso di circa 100 kg la rendono un vero mostro, con una velocità prossima ai 190 km/h.
La TI Super, prodotta in circa 501 esemplari (necessari per l'omologazione per le competizioni) tra il 63 e il 64, colleziona un numero impressionante di vittorie in pista, portando il nome Alfa Romeo ai vertici del motorsport internazionale.
All’interno troviamo finalmente, anche se come optional, il cambio a cloche posto sul pavimento e il sedile anteriore sdoppiato.
Le modifiche apportate alla TI Super (motore a parte) vengono poi applicate nel 1964 anche alla Super.

Nel 1963 debutta anche la versione d’ingresso della Giulia, la 1300, che decreta il definitivo pensionamento della Giulietta.
La vettura monta una versione aggiornata del 1.3 della Giulietta, capace di 80 cv e abbinata ad un cambio a 4 marce con comando a pavimento. Si differenzia dalla sorella maggiore per la presenza di due soli proiettori tondi all’anteriore.
In quest’anno fanno la loro comparsa anche le versioni coupè e spider della Giulia, rispettivamente la Giulia GT e la Giulia GTC, basate entrambe sul pianale accorciato della 1600 TI.
Fanno la loro comparsa (finalmente) i freni a disco sulle 4 ruote, dopo 22.000 esemplari realizzati con freni a tamburo.

La versione “definitiva” della Giulia debutta nel 1965, al Salone dell’Auto di Ginevra, dove viene presentata la Giulia 1600 Super.
Oltre alle modifiche introdotte negli anni precedenti (cambio a pavimento, sedile anteriore sdoppiato, freni a disco sulle 4 ruote), la vettura è dotata finalmente di interni all’altezza.
La plancia è completamente ridisegnata e impreziosita da inserti in legno, fa la comparsa la classica strumentazione doppia circolare, il volante è sostituito da uno a 3 razze più elegante, I sedili sono ridisegnati e più imbottiti e cambiano i rivestimenti di portiere e padiglione.
Il motore, grazie ai due carburatori doppio corpo, vede salire la potenza a 98 cv, con una velocità massima di 177 km/h.
All’esterno poche sono le modifiche. La parte superiore dello scudetto anteriore diventa solidale al cofano, vengono ridisegnati i fari posteriori e compare il logo Alfa Romeo stilizzato alla base del montante posteriore.
Tutte le modifiche verranno poi estese alla TI.

Nel 1966 è il turno della 1300, che viene rivista in molti particolari.
Fa il suo debutto la Giulia 1300 TI, che adotta una versione potenziata a 85 cv del 1.3 accoppiato ad un cambio a 5 marce. Anche la 1300 TI adotta gli interni (seppur semplificati) della 1600 Super.

Nel 1967 la gamma della Giulia viene rinnovata ed è articolata in 3 modelli, 1300, 1300 TI e 1600 Super, rispettivamente da 80, 85 e 98 cv.
La 1300 e la 1300 TI si riconoscono per la griglia anteriore a sfondo nero con 3 barre longitudinali cromate e una coppia di fari, mentre la 1600 Super adotta lo stesso stile, ma con 5 barre longitudinali cromate e 2 coppie di fari.
I freni a disco vengono dotati di limitatore di frenata, per evitare pericolosi bloccaggi delle ruote, soprattutto al posteriore, e vengono impiegati molti più pannelli fonoassorbenti per ridurre la rumorosità di marcia su tutte le versioni.

Ulteriori piccoli aggiornamenti vengono fatti nel 1969, con l’introduzione della Giulia 1600 S, versione depotenziata con carburatore monocordo e la calandra con 3 barre cromate.
La 1600 Super vede l’aggiunta di una barra antirollio al posteriore e i nuovi cerchi da 14” con pneumatici da 165.
All’interno le modifiche più rilevanti sono l’introduzione di due nuovi indicatori al centro della plancia (il manometro dell’olio e il termometro dell’acqua).
Vengono inoltre sostituiti l’alternatore e il radiatore.

Nel 1970 viene introdotta la Giulia 1300 Super, che gode di molte delle raffinatezze riservate finora alla sorella maggiore.
Il motore 1.3 adotta due carburatori doppiocorpo, che fanno salire la potenza a 88 cv; vengono montati inoltre un nuovo alternatore ed un nuovo radiatore.
Compaiono nuove maniglie per le portiere, la levetta per la regolazione dell’inclinazione dei fari, la leva del freno a mano sul tunnel centrale e una diversa disposizione dei comandi sulla plancia.
Anche la 1600 Super subisce delle modifiche, con un nuovo impianto frenante a doppio circuito e la pedaliera incernierata in alto.

Nel 1972 la gamma Giulia viene unificata, riducendo il numero dei modelli a 2: 1.3 Super e 1.6 Super, rispettivamente da 88 e 104 cv..
Esteticamente sono uguali e riprendono quanto visto sulla 1600 Super, con calandra a 4 fari e 5 barre cromate e dei nuovi cerchi con bulloni a vista, che diventeranno poi un marchio di fabbrica di Alfa.

Nel 1974 debutta la Giulia 1300/1600 Nuova Super. Si distingue dai modelli precedenti per la calandra in plastica con due coppie di fari di dimensioni uguali e l’eliminazione dello scalino sul portellone posteriore.

Nel 1976 la Giulia viene dotata di un motore diesel 1.8 della Perkins, che per l’elevata rumorosità e le scarse prestazioni risulta inadatto alle doti sportive della Giulia.

Le due vetture resteranno immutate fino al 1978, anno in cui la Giulia verrà sostituita dalla Nuova Giulietta.

Curiosità

  • Nel corso della sua carriera, la Giulia ha prestato il suo pianale a moltissime creazioni, ta le quali la Giulia TZ e TZ2, la Giulia GTA e la Montreal.
  • La Giulia, grazie alle prestazioni elevate, è l'auto preferita dalle forze dell'ordine di quegli anni, nonchè dai malviventi, diventando ben presto un simbolo dei film polizieschi anni 70, impegnata in inseguimenti mozzafiato.
  • La prima vettura a fregiarsi di una targa automobilistica con uan lettera è una Giulia 1600 TI targata MI A00000.
  • Sulla base della Giulia viene realizzata nel 1965 una versione denominata Promisqua, una sorta di Sport Wagon ante litteram, destinata alle forze dell'ordine e alla Croce Rossa.

Scheda tecnica

Modello 1300 1300 TI 1300 Super 1600 TI 1600 S 1600 Super 1600 TI Super
Motore 4 cilindri in linea longitudinale, anteriore, testata in alluminio con camere emisferiche
Cilindrata 1.290 cm3 1.570 cm3
Potenza max 80 cv @ 6.000 rpm 85 cv @ - rpm 88 cv @ - rpm 92 cv @ 6.000 rpm 95 cv @ - rpm 98 cv @ - rpm (104 dal 1972) 113 cv @ - rpm
Distribuzione bialbero a camme in testa, 2 valvole per cilindro
Alimentazione 1 carburatore doppiocorpo 2 carburatori doppiocorpo 1 carburatore doppiocorpo 2 carburatori doppiocorpo
Trasmissione Posteriore, cambio 4 marce + retro Posteriore, cambio 5 marce + retro
Sospensioni Anteriori: a quadrilatero - Posteriori: ponte rigido
Freni 4 freni a disco
Passo 2.510 mm
Prestazioni 165 km/h 168 km/h 170 km/h 172 km/h 175 km/h 177 km/h 190 km/h

Dati vendite

durante la sua lunga e gloriosa carriera, la Giulia verrà prodotta in 572.000 esemplari, che superano il milione se si considerano anche le versioni coupè e spider.

Foto

Una Giulia 1300 Super del '70
1300 Super
interni
Una Giulia Super 1.6 del '72
Super 1.6
interni
Vista posteriore
posteriore
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